Le beatitudini apocalittiche -2 parte –

cammino_beatitudiniLa quarta beatitudine (16:15), si colloca in ordine cronologico dopo la fine del tempo di Grazia e prima del ritorno di Cristo. Ciò è possibile dedurlo in primo luogo dal tempio celeste che si riempie di «fumo a causa della gloria di Dio e della sua potenza – a tal punto – che nessuno poteva entrare nel tempio finché non fossero finiti i sette flagelli dei sette angeli» (Ap 15:8). In altre parole fine del tempo di grazia: la salvezza è vissuta come un dato acquisto per l’eternità come anche la morte eterna. In secondo luogo dagli ultimi sette flagelli che si riversano solo sui malvagi. Ovvero, su «gli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine» (Ap 16:2) e sulla stessa bestia (Ap 16:10). È chiaro però che nella prospettiva profetica è oggi che il credente indossa la grazia di Dio e tale grazia risulterà protettiva e inconvertibile dopo la fine del tempo di grazia.

Questa beatitudine, evoca le parole di Gesù che troviamo nel suo discorso profetico (Matteo 24; Luca 21:36), dove l’invito a vegliare è pressante, in vista della beata speranza. Ma oltre a vegliare, la Parola rivolge un invito a custodire le «vesti» per non camminare «nudo e non si veda la sua vergogna».

«Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello» (Ap 19:9). La quinta beatitudine da una parte ci fa tornare indietro nel tempo, precisamente nell’ultima cena. Gesù in quella occasione disse: «Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire; poiché io vi dico che non la mangerò più, finché sia compiuta nel regno di Dio» (Luca 22:15-16), dall’altra ci proietta nell’adempimento della promessa: in cielo a cena con Gesù. La prima cena, nonostante la promessa del ritorno (Gv 14:1-3), è contraddistinta dal tradimento e dalla separazione, è preannuncio di sofferenza, di morte: l’Agnello stava per essere immolato. La seconda è gioiosa. Si festeggiano le nozze dell’Agnello!

Chi saranno gli invitati? Secondo la sesta beatitudine coloro che partecipano alla «prima risurrezione», che avverrà al ritorno di Cristo. Propriamente i salvati di tutti i tempi e di ogni luogo.

«Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione» (Ap. 20:6). La sesta beatitudine riprende il messaggio del Cristo risorto (Ap. 1:18) ma, nel contesto che precede il millennio, sono i morti in Cristo ad essere risuscitati. L’apostolo Paolo lo aveva ben messo in evidenza con le seguenti parole: «Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta» (1Cor 15:20-24).

Parole di speranza di fronte alla morte! Ma non è finita! Infatti, siamo ancora nel tempo dell’attesa e pertanto, l’invito a custodire «le parole della profezia di questo libro» (Ap 22:7) risuona improrogabilmente, considerato i tempi in cui viviamo: siamo nell’ultima fase della storia dell’umanità.

L’ultima beatitudine riprende la storia dell’uomo da dove era iniziata: «Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città!» (Ap. 22:14). L’albero della vita, il giardino d’Eden! Finalmente a casa!

Per ricevere lo studio completo dal titolo “Parole di conforto: le beatitudini apocalittiche” – assistenza@avventisti.it

Pastore Francesco Zenzale F.zenzale@avventisti.it cell. 366.5337995
Contatto skype: francesco.zenzale

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